L’ERS ha analizzato l’attività delle unità di ostetricia e neonatologia nel Portogallo continentale nell’anno 2025, sulla base dei dati forniti dalle unità del Servizio Sanitario Nazionale (SNS) e del settore non pubblico, per un totale di 83.089 nascite, con una crescita del 3,6% rispetto all’anno precedente.
Le regioni di Lisbona e della Valle del Tago (LVT) e del Nord hanno concentrato il 78% di tutte le nascite, la stragrande maggioranza delle quali si è verificata nell’ambito del SNS (80%).
Per quanto riguarda la percentuale di parti cesarei, i dati dell’ERS indicano che lo scorso anno è stata del 39,1%, leggermente superiore a quella del 2024 (38,7%), che aveva già registrato un leggero aumento rispetto al 2023 (38,2%).
Regione con il minor numero di parti cesarei
Sia all’interno che all’esterno del SNS, a livello regionale, la regione Centrale presenta la percentuale più bassa di parti cesarei (29%).
I dati evidenziano inoltre un aumento significativo della percentuale complessiva di cesarei programmati, passata dal 10,2% del 2024 al 41,3% dello scorso anno.
Più cesarei nel settore privato
Al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la percentuale di cesarei è più elevata (62%), ma è leggermente diminuita rispetto al 2024 (63,4%). Tuttavia, si è registrato un aumento significativo dei cesarei programmati, passati dal 10,2% nel 2024 a oltre la metà (55,3%) lo scorso anno. Anche la percentuale di cesarei d’urgenza è aumentata al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale (SNS), passando dal 38,8% al 42,3%. Al contrario, la percentuale di cesarei d’urgenza al di fuori del servizio pubblico è crollata: dal 51% al 2,3%.
Nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SNS), la percentuale totale dei parti cesarei è pari a quasi la metà di quella del settore privato, attestandosi al 33,3%, ma anche in questo caso i cesarei programmati sono aumentati (dal 10,2% al 28,7%), così come i cesarei considerati urgenti (dal 35,6% al 67%). Al contrario, la percentuale di cesarei d’urgenza, che era salita alle stelle dal 7,5% (2023) al 54,2% (2024), è crollata al 4,3%.
Secondo le linee guida della Direzione Generale della Salute, un taglio cesareo urgente viene eseguito quando sussiste una condizione clinica che richiede una risoluzione in breve tempo, ma senza pericolo imminente per la salute del feto e/o della madre, a differenza del taglio cesareo d’emergenza, in cui tale pericolo sussiste e può essere ridotto se l’intervento viene eseguito «il prima possibile».
Nel caso specifico delle unità del Servizio Sanitario Nazionale (SNS), hanno prevalso i cesarei urgenti o d’emergenza (71%), mentre nelle unità non pubbliche hanno prevalso i cesarei programmati (55%).
I cesarei dovrebbero inoltre essere classificati in base all’assenza o alla fase del travaglio. In questo senso, il 58% di tutti i cesarei è stato eseguito in assenza di travaglio: il 52% nelle unità del SNS e il 62% nelle unità non pubbliche.








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